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Come parlare con i bambini: 6 consigli per affrontare la guerra in Ucraina

28-02-2022 11:45

Maura Cornetti

Genitorialità ed età evolutiva,

Come parlare con i bambini: 6 consigli per affrontare la guerra in Ucraina

Cosa pensano i nostri figli? Cosa sanno? Cosa vogliono sapere? Ma soprattutto, come stanno?6 consigli per affrontare un argomento così difficile che preoccupa

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Sono giornate di incredulità ed incertezza per tutti noi. Mai avremmo immaginato di svegliarci una mattina e vedere le immagini che stanno passando giornali, tv e social media. Proprio qui da noi, in Europa. Come minimo ci colpisce, sconvolge e a tratti preoccupa.

In tutto questo i nostri figli cosa sanno? Cosa vogliono sapere? Come stanno?

L'epidemia di Covid-19 ci ha insegnato, se già non fosse chiaro, la globalità degli eventi e dei vissuti; ci ha messi a dura prova nel tollerare l'incertezza e ci ha mostrato quanto sia difficile anche per i più piccoli. E’ utile quindi tenere conto delle cadute che un evento come la guerra così vicina e così spaventosa potrebbe avere su di loro. A maggior ragione in una fase in cui piano piano si stava recuperando un minimo di stabilità, normalità e sicurezza.

Ricordiamoci che anche se sono piccoli o se non intercettano bene i contenuti, colgono chiaramente il vissuto ed il tono emotivo dei genitori. Così, un evento che non li riguarda in prima persona potrebbe causare ansia ed incertezza se non riescono a parlarne e ad elaborarlo, se colgono la preoccupazione negli adulti e non capiscono bene di cosa si tratta. Paradossalmente spaventa e destabilizza anche se non si è toccati direttamente.

 

Cosa possiamo fare?

Ecco 6 consigli pratici da utilizzare nel quotidiano.

1) Diciamo sempre la verità e calibriamo i contenuti in base all'età. 

Anche se si tratta di situazioni dolorose, scomode o imbarazzanti, noi adulti dobbiamo avere il coraggio di parlare con i nostri figli, affrontarle insieme e accogliere i loro vissuti. È difficile, a volte noi non ci sentiamo emotivamente pronti, ma è importante farlo. I contenuti andrebbero calibrati in base all'età e pensata una narrativa adatta al proprio figlio. Talvolta l'intento benevolo di proteggerli dalle bad news impedisce loro di aprirsi, lasciandoli soli nell'incertezza e nella confusione.

Per bimbi in età prescolare

Non introduciamo noi l'argomento della guerra, non è necessario e non è adatto alla loro età. Tuttavia, se vi hanno accesso perché stiamo guardando il tg o vedono delle immagini in tv, accogliamo le loro domande, spieghiamo in parole semplici che la guerra è una brutta cosa, ma che è molto lontana da noi. Non paragoniamola ad un litigio tra bimbi (passeremmo un'immagine distruttiva del conflitto tra pari quando non è così). Qualora dovessero osservare le immagini in tv senza dire nulla chiediamo loro se vogliono sapere qualcosa, se hanno domande. Se la risposta è "no" rispettiamo il loro bisogno. Sanno che potranno rivolgersi a noi qualora cambiassero idea, sanno che se ne può parlare.

Per i bimbi in età scolare

In questa fascia d'età è più facile che vengano a conoscenza dell'evento: a scuola stanno in relazione tra loro bambini di diverse fasce d’età o bambini ucraini che ne sono indirettamente coinvolti, affrontano già il tema della guerra nei libri di storia, comprendono cosa sta accadendo e riescono ad essere più immediatamente empatici con la popolazione coinvolta. Per chi è credente l'insegnante di religione o il catechista potrebbe coinvolgerli in un momento di preghiera. Raccontiamo loro le cose come stanno, spieghiamo in breve i fatti, evitiamo dettagli cruenti. Non dimentichiamoci qualche dettaglio positivo, come ad esempio gli aiuti umanitari, la mamma che da alla luce il suo bambino in un rifugio, le fiaccolate e la solidarietà degli altri popoli etc. Per i bambini è utile imparare a cogliere sprazzi di resilienza e risorsa. Impareranno a cercarli per loro quando saranno in difficoltà.

Per gli adolescenti

Affrontiamo i contenuti più direttamente, può essere occasione di discussione e confronto, partendo dall'idea che loro hanno di una guerra o di un conflitto.

2) Manteniamo e garantiamo sempre il senso di sicurezza. 

I bambini hanno bisogno di essere rassicurati e sentire che sono al sicuro. La guerra è lontana e non coinvolgerà il nostro Paese in questo momento. Ancoriamoci al presente e a ciò che è certezza ora, evitando di esprimere le nostre preoccupazioni future, creerebbe ansia ed aumenterebbe l'incertezza nei bambini. In caso di domande sul futuro da parte loro non promettiamo ciò che non sappiamo: nessuno ha la certezza di ciò che accadrà, né nel bene né nel male. Possiamo tuttavia rassicurarli circa il fatto che si sta facendo il possibile per non far dilagare il conflitto e risolverlo.

3) Rispondiamo alle loro domande onestamente. Se non sappiamo qualcosa informiamoci insieme a loro. 

Le domande talvolta ci spiazzano e ci fanno sprofondare nell'incertezza, sia rispetto alle cadute emotive ("sarà troppo piccol* per accogliere questa risposta?" "Sarà troppo?" Etc..) sia rispetto ai contenuti ("che domanda difficile, non avrei mai pensato arrivasse a formularla.."). È questa la bellezza dello scambio e del confronto con i figli: anche noi possiamo imparare tanto nella relazione con loro e provare a vedere le cose da un altro punto di vista e da un'altra angolazione. 

In merito agli aspetti emotivi facciamo riferimento a quanto detto prima circa la narrazione reale e sostenibile in base all'età, preservando il senso di sicurezza. 

In merito ai contenuti o alle domande più astratte o valoriali (che possono provenire dai più grandicelli), manteniamo sempre onestà e trasparenza. Se non sappiamo rispondere ammettiamolo ("questa domanda è difficile, che brav* che sei stat*",  "questa è una domanda molto importante, complessa anche per gli adulti") e cerchiamo insieme a loro delle risposte. Le fonti possono essere la rete e la tecnologia (ottima occasione per i più grandi per fare esperienza di un utilizzo appropriato attraverso la ricerca di fonti ufficiali e attendibili) o la rete sociale a disposizione (es. catechista, insegnante, nonni o chiunque abbia esperienza o conoscenza in materia). 

4) Chiediamo loro come stanno, anche a distanza di qualche giorno. 

Per i bambini

Non trascuriamo i risvolti emotivi di ciò che accade. Ci sono bambini che possono esprimere i loro vissuti, altri che si attengono ai fatti senza sbilanciarsi, mentre in altri casi distolgono l'attenzione e si disconnettono dal discorso. È importante chiedere loro come stanno, anche dopo qualche giorno. In questo modo i nostri bambini sapranno che possono esprimersi liberamente e che ci sono adulti disposti ad ascoltarli ed accoglierli, di cui ci si può fidare e a cui si possono appoggiare. 

Per gli adolescenti 

Anche per loro è importante integrare il confronto con il vissuto emotivo che questo suscita. È importante offrire loro la stessa occasione di apertura e confronto, soprattutto dopo ciò che hanno vissuto nel periodo pandemico. Accogliere le loro emozioni più "scure" come la rabbia o la frustrazione, senza giudizio, può essere un'occasione per dare spazio alla paura e all'incertezza. 

5) Invitiamoli esplicitamente a parlarne con noi qualora avessero altre domande o fossero preoccupati

È importante esplicitare sia ai piccoli che ai grandi la nostra disponibilità a riparlarne in qualsiasi momento. I figli talvolta ripensando alle discussioni e le elaborano tra sé e sé, quindi è utile che giunga loro la nostra disponibilità ad accogliere altri dubbi o preoccupazioni. 

6) Promuoviamo vissuti o gesti empatici 

Anche in questo caso la parola d'ordine è "equilibrio": calibriamo la discussione in base all'età e alle caratteristiche dei nostri figli. Ci sono bambini che possono manifestare spontaneamente vissuti empatici o addirittura ipersensibilità a quanto accade. Non carichiamo di ansie e preoccupazioni. Potrà essere utile proporre un disegno, una preghiera, una candela sul davanzale della finestra o la partecipazione ad una fiaccolata etc, anche per i più coinvolti, per gestire l'impotenza e la paura. In altri casi potrebbe essere utile aiutarli ad accedere e tollerare il vissuto dell'altro, imparando così a gestire emozioni anche più "scure" come la tristezza, la rabbia e la paura, rigorosamente con l'aiuto e la regolazione dell'adulto di riferimento. 

 

Questo articolo non ha l'ambizione di essere esaustivo ed offrire la soluzione a tutte le situazioni che si possono presentare. Ciò che intende trasmettere è l'importanza di una relazione che promuova la sicurezza e la regolazione emotiva in un periodo in cui proprio la sicurezza e la tranquillità vengono messe di nuovo in dubbio.

Qualora noi adulti ci sentissimo impreparati a parlare con i figli di queste o altre bad news, affaticati, spaventati, reduci da esperienze passate troppo dolorose, è il caso di chiedere un aiuto per essere sostenuti e trovare una narrazione adeguata per i propri figli: solo così potremo essere una base sicura per i nostri bimbi e ragazzi.

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Essendo una psicologa a tempo pieno, faccio sentire speciali i miei pazienti in modo che possano discutere apertamente dei loro problemi. Il mio obiettivo è aiutare le persone a combattere le loro paure e problemi di vita.

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