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Un cervello a tre piani

10-10-2021 18:35

Maura Cornetti

Il contributo delle neuroscienze,

Un cervello a tre piani

Le neuroscienze ci aiutano a conoscerci. Hai mai pensato al tuo cervello come ad una casa a tre piani?

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Gli studi delle neuroscienze ci dimostrano la stretta connessione tra mente e corpo e ci aiutano ad osservare nella quotidianità come si esplicita.

Affronto questa tematica ogni giorno con i miei pazienti, aiuto i genitori ad osservare come stanno agendo i loro tre piani e quelli dei loro figli; parlo con i bambini del loro cervello per aiutarli a capire cosa sta accadendo nel loro corpo e nelle loro emozioni. Le neuroscienze ci aiutano a conoscerci meglio e a capire come possiamo fare a stare meglio.

Ma vediamo nel dettaglio la metafora. 

Possiamo considerare il nostro cervello da più punti di vista: sia da destra a sinistra ma anche dal basso verso l’alto ed in questo articolo mi occuperò proprio di quest’ultimo aspetto, immaginando il nostro cervello come una casa a tre piani.

I primi due piani, quelli bassi, più interni e profondi del nostro cervello, comprendono il tronco encefalico e la regione limbica. Sono piani responsabili delle funzioni di base. Il piano più basso (tronco encefalico, etc) funziona come una centrale di comando, presiede alle reazioni automatiche, primitive ed istintive, ad esempio la risposta attacco/fuga nel caso ci trovassimo davanti ad un pericolo. Questa regione ha origini molto antiche e la ereditiamo nell'evoluzione della nostra specie dai rettili.

Il secondo piano, la zona limbica (situata tra la parte superiore del collo fino all’incirca al dorso del naso) è  definita anche “cervello emotivo”, poiché presiede a tutte le informazioni collegate a ciò che sentiamo, ad esempio dolore, piacere, gioia, tristezza, gratificazione etc. E’ un’area che dal punto di vista evoluzionistico ci accomuna maggiormente ai mammiferi.

Il terzo piano infine è completamente diverso e specie specifico (ovvero esclusivo per noi essere umani). È il piano della corteccia cerebrale, delle funzioni più evolute come il pensiero, la riflessione, l’immaginazione, la decisione etc. In particolare, l’area prefrontale (situata proprio sopra gli occhi) è l’ultima che si sviluppa completamente con la crescita, è l’area più sofisticata e complessa.

Il cervello per funzionare bene ha bisogno di far comunicare questi tre piani tra di loro, in modo integrato, come se ci fossero delle scale che collegano i tre piani e permettono un movimento dall’alto verso il basso e viceversa. Nel primo caso le parti alte sono in grado di controllare l’attività di quelle di base modulando le reazioni istintive, nel secondo caso sono le parti inferiori che danno importanti comunicazioni per prendere delle decisioni (con la parte alta) tenendo conto anche delle sensazioni fisiche ed emotive che hanno origine nella parte inferiore.

Proviamo a fare un esempio concreto. Le parti superiori modulano e governano quelle inferiori quando ci arrabbiamo con chi ci ha sottratto un parcheggio, ma riusciamo a stare calmi e a proseguire alla ricerca di un altro senza “dare in escandescenza” ed urlare contro l’altro automobilista: la corteccia contiene e modula la reazione emotiva e fisica dei piani bassi, mantenendoci in controllo. Un esempio invece di come i piani bassi comunichino con quelli alti può accadere quando attraverso sensazioni corporee piacevoli come ridere, rilassare il corpo, correre, etc troviamo sollievo nella parte limbica con emozioni positive e consentiamo al terzo piano di regolarci, mantenerci in equilibrio, portandoci a scegliere ad esempio tra attività come lo yoga o la corsa.

Come possiamo dunque pensare che quello che accade al nostro corpo sia slegato da come stiamo (cervello emotivo) e da come reagiamo ed agiamo (area della corteccia cerebrale)? Come possiamo slegare ciò che ci accade nella vita (eventi avversi o positivi, voluti o subiti, malattie o grandi gioie etc) dalla nostra storia, dal nostro carattere e dalle nostre scelte? Eppure talvolta pensiamo ancora che curare le ferite e le reazioni del corpo sia sufficiente per stare bene e sottovalutiamo il ricordo che rimane in noi, lo sforzo del nostro cervello per mantenerci in equilibrio, percorrendo la scala interna in una direzione e nell’altra.

Il nostro cervello ci sarebbe grato se ci occupassimo anche della nostra salute psichica ed emotiva oltre che di quella fisica, trattandola con la stessa importanza e dignità. Come stiamo emotivamente non può che ricadere anche sul corpo (e viceversa). 

 

 

Fonti

D.Siegel e T.Bryson “12strategie rivoluzionarie per favorire lo sviluppo mentale del bambino”

A. Pellai “L’età dello tsunami”

 

 

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